Archivi categoria: Testimonianze della Shoah

Daniela Padoan per “Il giorno della memoria” su Memoradio – Radio Tre

In occasione del 27 gennaio, quest’anno Memoradio ripropone le voci e le storie di Liliana Segre, Goti Bauer, Edith Bruck, Aldo Zargani, Piero Terracina, Liliana Picciotto, Daniela Padoan, Moreno Gentili, i ragazzi del liceo scientifico Vittorio Veneto di Milano, Pippo Delbono. Le testimonianze sono tratte da alcune delle puntate speciali che da un decennio Radio3 ha dedicato al Giorno della Memoria: “Questo è stato. Musiche, letture e riflessioni per il Giorno della Memoria”, in diretta dal Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano del 27 gennaio 2011 e “La Memoria della memoria”, in diretta dalla Casa della Memoria e della storia di Roma del 27 gennaio 2010.

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La solitudine del testimone e il “canone” della Shoah

“Saturno – Il Fatto Quotidiano”, 27 gennaio 2012

Shoah, la rivolta degli ultimi testimoni

di DANIELA PADOAN


Nel cinquantennale della liberazione dei campi, Elie Wiesel e Jorge Semprún vennero invitati per un faccia a faccia dalla trasmissione televisiva francese Entretien – ARTE. Wiesel era stato deportato ad Auschwitz come ebreo, Semprún a Buchenwald come politico. L’incontro si concluse con parole abissali alle quali ancora oggi è difficile sottrarsi. «Io me lo immagino: un giorno o l’altro, tra qualche anno, poniamo, si troverà l’ultimo rimasto. L’ultimo sopravvissuto. […] Non vorrei essere al suo posto», disse Wiesel. Semprún annuì: «Penso a quell’uomo, a quella donna, se mai arrivasse a saperlo… Sì, perché in pratica non lo saprà mai. Immagina una troupe televisiva che arriva e comincia: “Signore, signora, lei è l’ultimo superstite”. Quello che fa? Si uccide». Wiesel scrollò la testa: «No, io preferisco pensare che verrà subissato di domande. Domande d’ogni genere. Tutte, proprio tutte. E lui le ascolterà, senza eccezioni. Dopodiché, tutto finirà con un’alzata di spalle. “E va bene”, diranno, “e con questo?” E allora lui dirà…». Semprún lo interruppe: «Se non sarà il suicidio, sarà il silenzio. Il risultato non cambia». «È il silenzio fecondo», disse Wiesel, «l’ultimo. Non vorrei essere l’ultimo a sopravvivere». «E io nemmeno».

Sembra un dialogo di Beckett, eppure, a diciassette anni di distanza, i sopravvissuti non possono che guardare con crescente inquietudine a questa prospettiva; non solo perché, inevitabilmente, anno dopo anno la viva voce di qualcuno di loro si spegne, ma perché – nella sbrigatività con cui alcuni sembrano accompagnarli alla porta mentre altri li santificano, ostendendone nelle commemorazioni rituali la sempre più rarefatta presenza – si perpetua una solitudine e addirittura un’offesa. Non è facile parlare di questo argomento, nei convegni e negli incontri in cui si riflette sulla memoria e sull’insegnamento della Shoah: la compulsione a contrapporre conoscenza e sentimenti, storiografia ed empatia, scatta immediata. Il punto, però, è che non si tratta di scegliere tra la verità storica e il sentimentalismo, ma di porsi un’interrogazione pienamente politica: che società è, quella che non sa rispettare i testimoni del suo stesso precipizio, dello scacco della sua stessa cultura?

Ci interroghiamo sul testimone, ragioniamo sulla sua affidabilità, sul suo ripetere con le stesse parole la medesima storia, teorizziamo sullo statuto della testimonianza; ma chi siamo, noi, visti con gli occhi del testimone? Quest’anno, sia Goti Bauer che Liliana Segre, due fra le più importanti e attive testimoni italiane di Auschwitz, hanno deciso di diradare le loro uscite pubbliche e progressivamente smettere di testimoniare. «Non voglio correre il rischio di essere l’ultimo dei mohicani», ha detto Liliana Segre, mentre Goti Bauer ha parlato apertamente di una «delusione della testimonianza».

Sempre più, il testimone somiglia al vecchio marinaio di Coleridge evocato da Primo Levi; non già scacciato dal banchetto del matrimonio, ma seduto al posto d’onore, e tuttavia ingombrante, colmato di paternalistiche e sbrigative attenzioni. Non gli si impedisce di parlare, lo si sollecita, anzi, nei giorni deputati, ma il suo dire continua a non avere la gravità che Levi immaginava nelle notti del Lager.

La Shoah è stata istituzionalizzata, stilizzata, e su di essa è stato fondato un rito morale-politico che ne rende il pensiero estraneo agli uomini. Secondo Imre Kertész – sopravvissuto di Auschwitz, premio Nobel per la letteratura, e tuttavia anch’egli acutamente consapevole dell’«onda anomala della delusione» che si è abbattuta sui testimoni – si è creato «un conformismo dell’Olocausto, un sentimentalismo dell’Olocausto, un canone dell’Olocausto, un sistema di tabù dell’Olocausto, accompagnato da un mondo linguistico e religioso; sono stati creati i prodotti dell’Olocausto per il consumismo dell’Olocausto». Una subcultura, e persino un «kitsch dell’Olocausto». Perché «ritengo che sia kitsch quel tipo di rappresentazione che non è in grado, o non vuole, comprendere la relazione fondamentale tra la nostra deforme vita civile e privata e la possibilità dell’Olocausto; che estrania una volta per tutte l’Olocausto dalla natura umana e si impegna a escluderlo dalla cerchia delle esperienze umane».

In questi giorni di commemorazione si è molto parlato dei sopravvissuti come vittime, si è raccontato di case di accoglienza per dar loro sostegno, ma non si è mai nominata la loro signoria, il loro sapere qualcosa che noi ignoriamo, la loro doppia cittadinanza tra i vivi e tra i morti. Il testimone che ci guarda è il nostro specchio, l’inviato nell’avamposto più estremo: accogliere il suo verdetto può essere un salutare rovesciamento, l’ultimo invito a dubitare di alcuni dei mattoni con cui la nostra cultura ha edificato Auschwitz.

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23 gennaio 2012 – La Shoah nella Casa Circondariale di Rovigo

Daniela Padoan presenta il suo documentario “Dalle leggi razziali alla Shoah”

Associazione Il Fiume, Rovigo

Casa Circondariale di Rovigo

Da almeno 5 anni l’Associazione il Fiume, grazie al contatto e al lavoro degli Operatori della Funzione Pubblica, che si occupano delle attività culturali ed educative, entra nella Casa Circondariale di Rovigo per parlare di Shoah ai detenuti che vi sono ospitati.

Offrire ai detenuti la possibilità di dedicare parte del tempo a disposizione, per discutere e riflettere sulla Shoah, è sicuramente positivo, e molti degli “ospiti” del carcere di Rovigo approfittano dell’occasione per avere un contatto con il mondo esterno.

Quest’anno è stata Daniela Padoan a dover prendere il testimone di Djana Pavlovic che, lo scorso anno, aveva raccontato loro il “Porrajmos”, ossia la persecuzione contro il popolo Rom-Sinti.

La scrittrice e giornalista ha condiviso con i detenuti la visione del documentario, prodotto per RAI3, “Dalle leggi razziali alla Shoah”  andato in onda nel 2008 in una puntata de “La grande storia”.  Il documentario è stato visto con grande attenzione dai circa 40 uomini e 7 donne che hanno aderito all’incontro, e con altrettanta attenzione, è stata ascoltata Daniela Padoan , donna di grande sensibilità e grazia, che ha parlato della perdita dei diritti civili e poi della deportazione dei civili ebrei italiani e non.

daniela padoan e luciano bombardaLa rappresentanza, in maggior parte di origine africana e magrebina, di solito si alza a chieder conto della vicenda Palestinese, mettendola in rapporto con la Shoah, ma l’impostazione data da Daniela Padoan nell’incontro di quest’anno, ha messo in luce gli aspetti preparatori del tragico evento, sottolineando come il razzismo fascista fosse allargato anche all’Africa e legato all’esperienza coloniale.
Questo ha fatto capire che il problema non erano tanto, o solo, gli ebrei, ma il clima che una dittatura aveva creato nell’Italia degli anni ’40 e che, forse, qualcuno sente oggi applicato anche alla propria condizione.

Gli interventi dei presenti, molto pacati e interessati, hanno messo il dito sulla piaga dell’Italia contemporanea, chiedendo se oggi si può trovare in Italia fascismo o antisemitismo, così Daniela Padoan ha spiegato in quali forme il fascismo si possa rigenerare e come oggi l’antisemitismo sia presente sotto forma di razzismo che permea molti strati della società cosiddetta “civile”.

L’attenzione dei presenti non è mai calata e gli assoli di chitarra di due giovani musicisti del Conservatorio “Francesco Venezze” di Rovigo, hanno sottolineato sia all’inizio che alla fine dell’incontro il clima positivo che si respirava nel carcere dove, come ha detto un detenuto, per riflettere ”…di tempo ce n’è tanto”.

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Giorno della memoria: “Tra immagine e immaginazione”

giovedì 26 gennaio 2012 -ore 21

Rimini, Cineteca comunale
Cconferenza di Daniela Padoan, scrittrice e regista, con la partecipazione di Andrea Minuz e Laura Fontana, sul tema “Tra immagine e immaginazione: è possibile, ancora, lasciarsi interrogare dal racconto della Shoah?”. Nel corso della serata verranno proiettati alcuni spezzoni di un filmato girato da Daniela Padoan in Polonia, sui luoghi della messa a morte di massa.

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27 gennaio 2012, Giorno della memoria – La responsabilità dello sguardo

Venerdì 27 gennaio, ore 17.30 – Sala Lignea Biblioteca Malatestiana, Cesena

“La memoria della Shoah e il dominio della cultura dell’immagine”


Daniela Padoan scrittrice e regista: “La responsabilità dello sguardo”
Andrea Minuz docente Università “La Sapienza” di Roma: “Il cinema della Shoah. Archivio, memoria, immaginario”

Il Comune di Cesena

in collaborazione con:

l’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea della Provincia di Forlì- Cesena
Il liceo “Immacolata” per le scienze Umane
Fondazione Elio Bisulli
Per informazioni e prenotazioni:
Segreteria Presidenza
del Consiglio Comunale
Tel. 0547 356246
e-mail: presidenzaconsiglio@comune.cesena.fc.it

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Giorno della memoria: Seminario di studio all’Università di Trieste

16 gennaio 2011, ore 15

“Quale memoria? La didattica della Shoah in Italia, tra politiche della memoria, retoriche di commemorazione e modelli di trasmissione”

presso l’Aula Magna in Androna Baciocchi, Trieste


Intervengono:

Georges Bensoussan (storico, Mémorial de la Shoah, Paris) – Un buon uso della memoria?

Daniela Padoan (scrittrice e saggista, Milano) – La solitudine del testimone il consumismo della Shoah;

Anna Foa (storica, Università di Roma “la Sapienza”) – Tra ritualizzazione e negazionismo: insegnare la Shoah oggi in Italia;

Betti Guetta e Francesca Costantini (ricercatrici Centro Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano): Voci dalle scuole: sintesi dei risultati dell’indagine sul viaggio ad Auschwitz della Provincia di Milano.
Interventi di:

Tristano Matta (IRSML-FVG, Presidente Istituto Livio Saranz);
Dunja Nanut (Istituto Livio Saranz, Presidente ANED Trieste);

Gaetano Dato (dottorando, Università di Trieste).

Moderano:

Tullia Catalan (ricercatrice DISCAM- Università di Trieste);

Laura Fontana (ricercatrice Mémorial de la Shoah).

A cura di:

DISCAM-Dipartimento di Storie e Culture dall’Antichità al Mondo Contemporaneo dell’Università di Trieste con il Mémorial de la Shoah di Parigi
in collaborazione con
la Comunità Ebraica di Trieste,
l’IRSML-FVG (Istituto Regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia),
l’Istituto “Livio Saranz”.

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Vasilij Grossman, “Il bene sia con voi!”

“Saturno – Il Fatto Quotidiano”, 6 maggio 2011

PERCORSI

Brindisi con l’armeno

di DANIELA PADOAN


Una continua interrogazione morale di fronte all’estremo, un’interrogazione tolstojana messa alla prova dei campi di sterminio nazisti, dei gulag sovietici, delle deportazioni di massa, dell’inesplicabile trasformazione di uomini miti in delatori e assassini. Ecco Il bene sia con voi!, raccolta di otto racconti scritti tra il 1943 e il 1963 da Vasilij Grossman.

«Le pecore hanno gli occhi chiari – acini d’uva e di vetro. Le pecore hanno un profilo umano – ebreo, armeno, misterioso, indifferente, stupido. Sono millenni che i pastori guardano le pecore. Le pecore guardano i pastori, e ormai hanno preso a somigliarsi. È come se gli occhi delle pecore guardassero gli uomini in un modo particolare, con uno sguardo assente, vitreo; gli occhi dei cavalli, dei cani e dei gatti li guardano diversamente, gli uomini… E con quello stesso sguardo colmo di disgusto e assente gli abitanti del ghetto avrebbero guardato i loro carcerieri della Gestapo, se i ghetti fossero esistiti da cinquemila anni e se ogni giorno di quei cinque millenni gli uomini della Gestapo avessero prelevato vecchi e bambini per sterminarli nelle camere a gas».

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Aharon Appelfeld, “L’amore, d’improvviso”

“Saturno – Il Fatto Quotidiano”, 8 aprile 2011

PERCORSI

L’infinita tribù dei senza terra

di DANIELA PADOAN


“Mentre ci riuniamo, in questa sala elegante e ben illuminata, in questa fredda sera di dicembre, per discutere sulla sorte dello scrittore in esilio, soffermiamoci per un minuto a immaginare alcuni di coloro che, per ovvie ragioni, non ce l’hanno fatta a mettere piede in questa sala” disse Iosif Brodskij nel 1987, nel corso di una conferenza dal titolo La condizione che chiamiamo esilio. Parlava dello spaesamento dei Gastarbeiter turchi in Germania, dei boat people vietnamiti sballottati in mare, delle folle di etiopi che cecavano di sfuggire alla carestia attraversando il deserto. Uno scenario sorprendentemente simile – per quanto ogni volta percepito come emergenziale, biblico – fa da sfondo, in questi giorni, a ogni possibile riflessione sull’esilio.

Esule è colui che è ex solo, bandito o fuggito dal suolo. Nella seconda metà del Novecento, le dittature e le guerre che hanno funestato pressoché ogni continente hanno bandito o costretto alla fuga masse innumerevoli di esseri umani.  La Seconda guerra mondiale, nel suo aspetto di guerra ai civili, è stata una fucina di sfollati, deportati, Displaced Persons: un esperimento a cielo aperto di sradicamento, trasferimento coatto, ridefinizione di confini e di appartenenze culturali e linguistiche entro quelle labili entità che sono gli stati e le nazioni. E se nei secoli non si contano gli scrittori esiliati, nel Novecento la lista diventa vertiginosa.

L’esilio, anche quello più dorato, «sa di sale», come ben sapeva Dante. Una «condizione abnorme, malata, quando il proprio paese diventa la terra più profondamente straniera, nemica e inquietante!» disse Thomas Mann nel corso di una conferenza tenuta a Washington nella drammatica estate del 1943, dieci anni dopo aver abbandonato la Germania, dove non avrebbe mai più messo piede. Continua a leggere

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Testimone e testimonianza: una riflessione

giovedì 14 aprile 2011 ore 15-17
Maranello, Aula magna IPSIA Ferrari, Via Dino Ferrari 2

Percorso di formazione per insegnanti “Un treno per Auschwitz 2010″

con
Alessandra Chiappano, INSMLI
Bruno Maida, Università di Torino
Daniela Padoan, scrittrice
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Presentazione del fascicolo “Il paradosso del testimone”

11 aprile 2011, ore 18

Circolo dei Lettori, Palazzo Graneri della Roccia

Via Bogino, 9

Presentazione del n.45, 3/2010 di Rivista di Estetica

dedicato a “Il paradosso del testimone” a cura di Daniela Padoan

intervengono

Enrico Donaggio, ricercatore;
Maurizio Ferraris, filosofo;
Giovanni Leghissa, docente della facoltà di filosofia – Università di Udine;
Daniela Padoan, scrittrice
e Luisa Passerini, docente di Storia Culturale
È possibile inquadrare storicamente la Shoah e mantenere il senso della sua assolutezza? È possibile farne un’estetica nutrita di compiacimenti filosofici e letterari, senza naufragare nell’osceno? Più che provare a definire chi è il testimone, si propone un rovesciamento: chi siamo noi, visti attraverso gli occhi del testimone?

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