Archivi categoria: Desaparecidos e Madri di Plaza de Mayo

Convegno “Vivere Senza”: Daniela Padoan interviene sulla trasformazione del lutto in pratica politica nell’esperienza delle Madri di Plaza de Mayo

Strage alla stazione: un convegno per ricordare

5 novembre 2011, ore 10.30-17.30

Viareggio, Grand Hotel Principe di Piemonte

Un convegno sul lutto per ricordare le vittime della strage di Viareggio e altre persone che hanno perso la vita in disastri o in incidenti sul lavoro. E’ in programma sabato mattina all’hotel Principe di Piemonte a Viareggio per iniziativa del Comitato Matteo Valenti, l’associazione Il Mondo che vorrei e la Casa delle Donne.

Matteo Valenti era un ragazzo di 23 anni, viareggino, morto per gravi ustioni sul posto di lavoro il 12 novembre 2004. La madre Gloria Puccetti insieme a Daniela Rombi, che ha perso la figlia Emanuela Menichetti a 21 anni nell’esplosione del 2009 alla stazione di Viareggio, hanno deciso di intitolare loro il convegno ‘Viveresenza’.

Saranno presenti i comitati dell’Aquila, quelli delle Vittime della scuola di S.Giuliano di Puglia, della Thyssen ed altri.

Ci sarà anche la mamma di Vanessa, una ragazza uccisa nel 2009 dal fidanzato. Manuela Del Papa che ha perso un figlio nel 2003, Manuela Dviri che ha perso il figlio nel conflitto arabo-israeliano, Chiara Zamboni, filosofa che insegna filosofia del linguaggio all’Università di Verona, Daniela Padoan, scrittrice e autrice per la radio e la tV.

Fonte: ANSA

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Walsh e Verbitsky. “Benedetti assassini”

“Saturno”, supplemento culturale de “Il Fatto Quotidiano”,

14 Ottobre 2011

Argentina. Benedetti assassini

I libri di Walsh e di Verbitsky: due testimonianze importanti sui massacri golpisti e sulle gravi responsabilità della Chiesa

di DANIELA PADOAN

 

DUE LIBRI, all’apparenza inattuali, escono contemporaneamente, legati da fili espliciti e sotterranei: Operazione massacro di Rodolfo Walsh – un implacabile reportage basato su cronache e testimonianze di un massacro di civili perpetrato dalla giunta golpista che, nel 1955, destituì Juan Domingo Perón – e Doppio gioco. L’Argentina cattolica e militare di Horacio Verbitsky, una serrata inchiesta sulle responsabilità della Chiesa nel golpe del 1976.
Sul versante cronologico, il colpo di stato del 1955 è la condizione di possibilità del precipizio che, appena vent’anni dopo, avrebbe causato trentamila desaparecidos. Sul versante della coscienza civile, Walsh è il solco nel quale si inscrive l’accanita testimonianza civile di Verbitsky. Entrambi dedicheranno la propria esistenza a dire cos’è il potere assoluto, la sopraffazione dei singoli, il trionfo cieco dell’istituzione. Entrambi costituiscono, oggi, una figura di assunzione di responsabilità di fronte al tempo che ci tocca in sorte; di parresia, secondo il Foucault dell’ultimo seminario, dove il dire il vero al tiranno, a rischio della morte, diviene fondamento della polis.
Nei primi anni della dittatura militare, i prigionieri della Scuola di meccanica della Marina – specializzata nel sequestro e nella tortura dei montoneros – venivano caricati sugli aerei e gettati ancora vivi nei fiumi o nel Mar de la Plata, con un blocco di cemento ai piedi, perché i cadaveri non riemergessero. Una volta a bordo, un medico praticava loro un’iniezione di pentotal nel cuore, soprannominata goliardicamente “pentonaval” dagli ufficiali della Marina. Al ritorno dei voli della morte, i cappellani militari davano l’assoluzione a chi fosse occasionalmente visitato da rimorsi, perché, assicuravano, avevano agito per il bene della patria, contro il pericolo della sovversione. Non si trattava, però, soltanto di singoli funzionari ecclesiastici: secondo la puntuale ricostruzione di Verbitsky, lo stesso monsignor Adolfo Tortolo, presidente della conferenza episcopale argentina e vicario castrense di Buenos Aires, difese la tortura con argomenti teologici e, il 27 giugno del 1976, dunque tre mesi dopo il golpe, il Nunzio apostolico inviato dal Vaticano in Argentina, monsignor Pio Laghi, affermò, in un’omelia contro i “sovversivi” e i comunisti, che «il paese ha un’ideologia tradizionale, e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo […]. Questo provoca una situazione di emergenza e, in simili circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio».
Il testo integrale dell’omelia venne allegato, nel maggio 1997, alla denuncia che le Madri di Plaza de Mayo presentarono al ministero italiano di Grazia e giustizia contro Pio Laghi. La loro formazione era cattolica, così come quella di molti desaparecidos che si erano avvicinati alla teologia della liberazione, e questo rese ancora più insopportabile ai loro occhi che Pio Laghi, anziché essere inquisito, venisse promosso alla nunziatura apostolica degli Stati Uniti, successivamente elevato al rango di Prefetto del dicastero Vaticano dell’Educazione Cattolica nel mondo, e infine addirittura indicato come probabile successore di Giovanni Paolo II al soglio pontificio. Proprio come Verbitsky era passato da un varco, aperto dalle dichiarazioni dei cappellani militari, per arrivare fino alle alte gerarchie della chiesa, Rodolfo Walsh, che fu suo maestro – non appena venuto in possesso delle prime testimonianze del massacro di un gruppo di innocenti sospettati di attività sovversive – intuì che le responsabilità non erano imputabili a una caserma periferica, ma che in Argentina non c’era più scampo alla sopraffazione militare e poliziesca. Indagò, e da un episodio apparentemente marginale, andò al cuore ideologico della dittatura, dando inizio, un anno prima di Truman Capote, al cosiddetto new journalism, un nuovo genere letterario fondato su cronaca e fiction. In Argentina trascorsero vent’anni di alterne vicende politiche, di chiusure dispotiche e di speranze democratiche, fino al precipizio del 1976. Un anno esatto dopo che i militari avevano preso il potere, il 24 marzo del 1977, Walsh scrisse una lettera aperta al regime, «con la certezza di essere perseguitato», per chieder conto degli scomparsi: studenti, operai, sindacalisti, giornalisti, oppositori, tra cui la sua stessa figlia. Il giorno dopo venne sequestrato e ucciso. Il suo corpo non fu mai ritrovato.


Rodolfo Walsh, Operazione Massacro, introduzione di Alessandro Leo-grande, La nuova frontiera, pagg. 256, 12,00;

Horacio Verbitsky, Doppio gioco. L’Argentina cattolica e militare, Fandando, pagg. 723, • 22,00.

Daniela Padoan è autrice di Le Pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Majo, Bompiani, pagg. 432, • 9,50

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Il coraggio delle Madri di Plaza de Mayo, incontro a Bari

Le madri di Plaza de Mayo rappresentarono un soffio di speranza negli anni bui della dittatura argentina degli anni ’70 e ’80. Un libro della scrittrice Daniela Padoan, presentato a Bari, racconta la loro storia.Madres a bari

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I mercoledì letterari – Alla scoperta del nuovo umanesimo

Bari, giovedì 10 marzo 2011

Il coraggio delle donne: le Madri di Plaza de Mayo

Sheraton Nicolaus Hotel, via Ciasca 9, ore 18.30

Daniela Padoan presenta il libro Le pazze e il documentario Le Madri di Plaza de Mayo

Interviene Rosella Santoro

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“Le Madri di Plaza de Mayo” su Rai3

Le Madri di Plaza de Mayo, documentario di Daniela Padoan per Rai3, 50′, “Doc Tre – Documentari d’autore” (2006)

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Le Pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Mayo

“Ci chiamavano le pazze, e qualcuno pensava che fosse un’offesa. Certo, ci mettevano dentro tutti i giovedì, e noi ritornavamo. Ma noi sapevamo di essere pazze d’amore, pazze dal desiderio di ritrovare i nostri figli… Abbiamo rovesciato il significato dell’insulto di quegli assassini. A volte sono proprio i pazzi, insieme ai bambini, quelli che dicono la verità.”

Dopo il golpe del 24 marzo 1976, le Madri argentine di Plaza de Mayo ebbero il coraggio di sfidare la dittatura, decise a ritrovare i figli scomparsi. Solo in seguito seppero che i militari avevano sequestrato e ucciso trentamila oppositori politici, ragazzi e ragazze torturati nei campi di concentramento clandestini disseminati nell’intero paese, gettati in mare con i “voli della morte”. Furono le porte che si videro chiudere in faccia nei tribunali, nelle chiese, nei commissariati, a dar loro la misura del potere che le soverchiava e a spingerle in quella Plaza de Mayo dove avrebbero dato vita alla storica marcia che da ventotto anni continua ancora oggi, ogni giovedì. La grande fama che hanno conquistato nel mondo con il loro coraggio non le ha cambiate: Madri non più dei singoli figli ma simbolicamente di tutti i trentamila desaparecidos, non hanno smesso di fare della maternità un potere irrevocabile, capace di generare sogni, progetti, relazioni, in una straordinaria indicazione di pratica politica che va ben oltre la storia argentina. “Le pazze” scrive l’autrice, che nel libro ha reso tessuto narrativo un dialogo che dura da più di cinque anni, “non è un racconto sulle vittime, ma un racconto sulla resistenza; la resistenza della vita sulla morte, del dar vita materno sul dar morte dei regimi.”

RECENSIONI, INTERVISTE, PRESENTAZIONI, RIDUZIONI TEATRALI

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Il cuore nella scrittura

Poesie e racconti del Laboratorio delle Madri di Plaza de Mayo

Introduzione di Daniela Padoan

«Non pretendiamo di essere diventate scrittrici, però abbiamo conquistato una grande libertà che adesso ci riempie di allegria» dicono le Madri di Plaza de Mayo. Eppure sono donne tra i settanta e i novant’anni che hanno vissuto un’esperienza abissale, iniziata ventisei anni fa con la scomparsa dei figli e proseguita in una pratica politica inaudita, che le fa stare in presenza della morte senza accettarla e, anzi, operando un rovesciamento simbolico che della morte stessa fa una rinascita. La forza sovversiva di questo passaggio sta nell’aver assunto la propria condizione di madri a cui sono stati strappati i figli per farsi incarnazione di una maternità che, allargati gli orizzonti delle esistenze individuali, è diventata il dare vita, una vita che nessun regime, nessun assassino può toccare.

Dopo aver vinto la paura della repressione e aver fatto proprio lo spazio fisico della piazza, le Madri hanno sentito il bisogno di allargare lo spazio di libertà che si sono conquistate lavorando sulla dicibilità dell’esperienza, così da togliere al potere anche quell’ultima possibilità di intimidirle facendole sentire inadeguate al linguaggio. La scoperta che si tratta di un’azione che va al cuore della politica è dirompente anche per noi che leggiamo. «Decidemmo di creare un laboratorio di scrittura. Non ci era mai venuto in mente che avremmo potuto scrivere, riferire con le nostre stesse parole le nostre esperienze. Il laboratorio è servito a unirci e a conoscerci ancora meglio fra noi, per continuare a essere creative in questa fase della vita nella quale secondo il sistema avremmo dovuto trasformarci in esseri completamente passivi».

Il cuore nella scrittura è una scelta di poesie e di racconti delle Madri tratti dalle raccolte Nuestros sueños del 1991, La vida en las palabras del 1992 e El corazón en la escritura del 1997. Anche se vi sono alcuni scritti precedenti, la maggior parte dei testi sono frutto del lavoro del laboratorio di scrittura aperto nel 1990 nella loro Casa di Buenos Aires, coordinato dallo scrittore argentino Leopoldo Brizuela. Ma il primo laboratorio di scrittura delle Madri è stata quella Plaza de Mayo che ha dato loro il nome e che le vede ritrovarsi da ventisei anni, ogni giovedì: è lì che sono diventate un movimento, raccontandosi l’un l’altra la stessa storia di dolore, di amore e di rabbia. E’ stato lì che si è manifestata quella capacità di invenzione simbolica che le ha messe in grado di ribaltare le contingenze più terribili. La stessa marcia che le caratterizza nasce da un rovesciamento. «Fu la polizia a spingerci a camminare, noi non pensavamo alla marcia. Ma è stato nel nostro camminare a braccetto, una accanto all’altra, che abbiamo costruito il nostro pensiero».

Proprio in quei giovedì in Plaza de Mayo sta la radice di una scrittura che tiene in sé la responsabilità e la costante presenza dell’altro. Fin dall’inizio, per le Madri, non si dà racconto senza ascolto del racconto dell’altra, né senza la presenza e la moltiplicazione dell’altro, il figlio scomparso. E già poesia erano, a ben vedere, i loro slogan ermetici, le parole d’ordine in cui sono riuscite a racchiudere scelte laceranti e complesse, raggiunte per gradi, come quell’intraducibile aparición con vida che significa il rifiuto gridato in faccia al potere di dichiarare morti i propri figli, di accettare la riparazione economica in modo da rendere imprescrittibile il crimine.

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Le Pazze: recensioni e segnalazioni

Stampa

16 maggio 2005 – L’Unità anticipazione

16 maggio 2005 – Corriere della Sera Milano segnalazione presentazione Oberdan

11 giugno 2005 – Io Donna “Promossi e bocciati” di Giulia Borgese

11 giugno 2005 – La Repubblica segnalazione “Almanacco dei libri” di Omero Ciai

13 giugno 2005 – Il Manifesto recensione di Claudio Tognonato

14 giugno 2005 – Notiziario News Italia Press

14 luglio 2005 – Il Giornale recensione di Marina Gersony

17 luglio 2005 – Corriere della Sera recensione di Carlo Vulpio

22 luglio 2005 – Il Gazzettino recensione di Aldo Forbice

31 luglio 2005 – Il Sole 24 Ore recensione di Laura Pariani

26 agosto 2005 – Diario recensione di Ruben H. Oliva

17 settembre 2005 – Il Tirreno recensione di David Fiesoli

23 ottobre 2005 – La Gazzetta di Parma recensione di Lisa Oppici

29 ottobre 2005 – La Sicilia (Premio Martoglio)

30 novembre 2005 – La Gazzetta dell’Etna (Premio Martoglio)

26 gennaio 2006 – Corriere della Sera, Elogio della follia di Plaza de Majio, di Claudio Magris

25 marzo 2006 – Il Giornale di Brescia recensione di l.o.

31 marzo 2006 – Aprile recensione di Luca Kocci

13 maggio 2006 – Il Domenicale recensione di Fabio Canessa

18 maggio 2006 – Vanity Fair Emanuela Dviri

25 giugno 2006 – La Provincia di Lecco recensione di Boris Sollazzo

Radio

16 maggio 2005 – Radio Onda d’urto intervista di Irene Panighetti

9 giugno 2005 – Radio Svizzera intervista di Antonio Ria

24 giugno 2005 – Radio radicale intervista di Andrea Billau

24 giugno 2005 – Radio Uno Zapping intervista di Aldo Forbice

8 luglio 2005 – Agenzia Notizie Rizzoli

22 marzo 2006 – Radio 24 (con parti del documentario)

24 marzo 2006 – Radio Popolare

15 maggio 2006 – Radio Svizzera Mailù Rezzonico

Televisione

25 ottobre 2005 – Tg3 Punto Donna – RAI 3 Intervista di Ilda Bartoloni, con Hebe de Bonafini

giugno 2006 – Tg La7 in studio con Fabio Angelicchio

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