Un’eredità senza testamento. Inchiesta di “Fempress” sui femminismi di fine secolo

Quaderni di Via Dogana, 2001

Introduzione di Daniela Padoan

Eduardo Galeano, il grande scrittore uruguayano autore di Le vene aperte dell’America Latina, sostiene che il mondo che si dice civile e democratico, non sapendo risolvere i problemi della povertà, ha deciso di fare la guerra ai poveri.  In America latina – un continente di 416 milioni di abitanti – la politica neoliberale ha prodotto 224 milioni di poveri, di cui 90 milioni considerati “miserabili”. Proprio qui è nata la prima opposizione al libero mercato globale, prendendo le forme di una rivolta che si è posta come forma di lotta la pratica del “camminare domandando”, e che ha compreso fino in fondo che l’ordine dominante è ordine simbolico, prima ancora che economico-sociale. Proprio adesso che la mondializzazione trionfante si ritrova posta con brutalità davanti al problema dei limiti, sembra particolarmente importante dare ascolto allo sgranarsi delle diverse culture, ai linguaggi, alle invenzioni politiche non violente e alle pratiche di relazione nate in questa parte del mondo, che è il Terzo Mondo a noi più vicino per lingua e per cultura, non solo perché frutto della nostra violenta colonizzazione. Pubblicare nei Quaderni la riflessione sul femminismo di fine millennio che ci viene dal Latinoamerica assume dunque anche la valenza di rinnovare un legame, di riaprire uno scambio.

Qual è il senso del femminismo oggi? Quale la sua eredità? Attorno a queste domande si sviluppa l’inchiesta condotta da ‘Fempress’. Rispondono venti femministe latinoamericane ed europee protagoniste di trent’anni di politica delle donne e ne nasce un’articolata riflessione che fin dal titolo si presenta feconda di spunti: eredità senza testamento. Successione di beni, dunque, in un gioco dialettico che nomina e nega la morte. Corre tra le pagine un desiderio e un bisogno di voltarsi a guardare la strada percorsa, di interrogarsi sulla direzione da prendere, una fierezza e un’affermazione di sé, ma anche a uno sperdimento, un frantumarsi di interrogativi e il sospetto, il dubbio, di aver dissipato una ricchezza. Tuttavia proprio questa tendenza femminile alla dispersione di sé, questa generosità del dare senza capitalizzare, ha prodotto una fecondazione sotterranea dei linguaggi e dell’agire politico che va rammentata non per circoscriverla e rivendicarla, ma per verificare ciò che ha germinato”.

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