Il cuore nella scrittura

Poesie e racconti del Laboratorio delle Madri di Plaza de Mayo

Introduzione di Daniela Padoan

«Non pretendiamo di essere diventate scrittrici, però abbiamo conquistato una grande libertà che adesso ci riempie di allegria» dicono le Madri di Plaza de Mayo. Eppure sono donne tra i settanta e i novant’anni che hanno vissuto un’esperienza abissale, iniziata ventisei anni fa con la scomparsa dei figli e proseguita in una pratica politica inaudita, che le fa stare in presenza della morte senza accettarla e, anzi, operando un rovesciamento simbolico che della morte stessa fa una rinascita. La forza sovversiva di questo passaggio sta nell’aver assunto la propria condizione di madri a cui sono stati strappati i figli per farsi incarnazione di una maternità che, allargati gli orizzonti delle esistenze individuali, è diventata il dare vita, una vita che nessun regime, nessun assassino può toccare.

Dopo aver vinto la paura della repressione e aver fatto proprio lo spazio fisico della piazza, le Madri hanno sentito il bisogno di allargare lo spazio di libertà che si sono conquistate lavorando sulla dicibilità dell’esperienza, così da togliere al potere anche quell’ultima possibilità di intimidirle facendole sentire inadeguate al linguaggio. La scoperta che si tratta di un’azione che va al cuore della politica è dirompente anche per noi che leggiamo. «Decidemmo di creare un laboratorio di scrittura. Non ci era mai venuto in mente che avremmo potuto scrivere, riferire con le nostre stesse parole le nostre esperienze. Il laboratorio è servito a unirci e a conoscerci ancora meglio fra noi, per continuare a essere creative in questa fase della vita nella quale secondo il sistema avremmo dovuto trasformarci in esseri completamente passivi».

Il cuore nella scrittura è una scelta di poesie e di racconti delle Madri tratti dalle raccolte Nuestros sueños del 1991, La vida en las palabras del 1992 e El corazón en la escritura del 1997. Anche se vi sono alcuni scritti precedenti, la maggior parte dei testi sono frutto del lavoro del laboratorio di scrittura aperto nel 1990 nella loro Casa di Buenos Aires, coordinato dallo scrittore argentino Leopoldo Brizuela. Ma il primo laboratorio di scrittura delle Madri è stata quella Plaza de Mayo che ha dato loro il nome e che le vede ritrovarsi da ventisei anni, ogni giovedì: è lì che sono diventate un movimento, raccontandosi l’un l’altra la stessa storia di dolore, di amore e di rabbia. E’ stato lì che si è manifestata quella capacità di invenzione simbolica che le ha messe in grado di ribaltare le contingenze più terribili. La stessa marcia che le caratterizza nasce da un rovesciamento. «Fu la polizia a spingerci a camminare, noi non pensavamo alla marcia. Ma è stato nel nostro camminare a braccetto, una accanto all’altra, che abbiamo costruito il nostro pensiero».

Proprio in quei giovedì in Plaza de Mayo sta la radice di una scrittura che tiene in sé la responsabilità e la costante presenza dell’altro. Fin dall’inizio, per le Madri, non si dà racconto senza ascolto del racconto dell’altra, né senza la presenza e la moltiplicazione dell’altro, il figlio scomparso. E già poesia erano, a ben vedere, i loro slogan ermetici, le parole d’ordine in cui sono riuscite a racchiudere scelte laceranti e complesse, raggiunte per gradi, come quell’intraducibile aparición con vida che significa il rifiuto gridato in faccia al potere di dichiarare morti i propri figli, di accettare la riparazione economica in modo da rendere imprescrittibile il crimine.

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