Walsh e Verbitsky. “Benedetti assassini”

“Saturno”, supplemento culturale de “Il Fatto Quotidiano”,

14 Ottobre 2011

Argentina. Benedetti assassini

I libri di Walsh e di Verbitsky: due testimonianze importanti sui massacri golpisti e sulle gravi responsabilità della Chiesa

di DANIELA PADOAN

 

DUE LIBRI, all’apparenza inattuali, escono contemporaneamente, legati da fili espliciti e sotterranei: Operazione massacro di Rodolfo Walsh – un implacabile reportage basato su cronache e testimonianze di un massacro di civili perpetrato dalla giunta golpista che, nel 1955, destituì Juan Domingo Perón – e Doppio gioco. L’Argentina cattolica e militare di Horacio Verbitsky, una serrata inchiesta sulle responsabilità della Chiesa nel golpe del 1976.
Sul versante cronologico, il colpo di stato del 1955 è la condizione di possibilità del precipizio che, appena vent’anni dopo, avrebbe causato trentamila desaparecidos. Sul versante della coscienza civile, Walsh è il solco nel quale si inscrive l’accanita testimonianza civile di Verbitsky. Entrambi dedicheranno la propria esistenza a dire cos’è il potere assoluto, la sopraffazione dei singoli, il trionfo cieco dell’istituzione. Entrambi costituiscono, oggi, una figura di assunzione di responsabilità di fronte al tempo che ci tocca in sorte; di parresia, secondo il Foucault dell’ultimo seminario, dove il dire il vero al tiranno, a rischio della morte, diviene fondamento della polis.
Nei primi anni della dittatura militare, i prigionieri della Scuola di meccanica della Marina – specializzata nel sequestro e nella tortura dei montoneros – venivano caricati sugli aerei e gettati ancora vivi nei fiumi o nel Mar de la Plata, con un blocco di cemento ai piedi, perché i cadaveri non riemergessero. Una volta a bordo, un medico praticava loro un’iniezione di pentotal nel cuore, soprannominata goliardicamente “pentonaval” dagli ufficiali della Marina. Al ritorno dei voli della morte, i cappellani militari davano l’assoluzione a chi fosse occasionalmente visitato da rimorsi, perché, assicuravano, avevano agito per il bene della patria, contro il pericolo della sovversione. Non si trattava, però, soltanto di singoli funzionari ecclesiastici: secondo la puntuale ricostruzione di Verbitsky, lo stesso monsignor Adolfo Tortolo, presidente della conferenza episcopale argentina e vicario castrense di Buenos Aires, difese la tortura con argomenti teologici e, il 27 giugno del 1976, dunque tre mesi dopo il golpe, il Nunzio apostolico inviato dal Vaticano in Argentina, monsignor Pio Laghi, affermò, in un’omelia contro i “sovversivi” e i comunisti, che «il paese ha un’ideologia tradizionale, e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo […]. Questo provoca una situazione di emergenza e, in simili circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio».
Il testo integrale dell’omelia venne allegato, nel maggio 1997, alla denuncia che le Madri di Plaza de Mayo presentarono al ministero italiano di Grazia e giustizia contro Pio Laghi. La loro formazione era cattolica, così come quella di molti desaparecidos che si erano avvicinati alla teologia della liberazione, e questo rese ancora più insopportabile ai loro occhi che Pio Laghi, anziché essere inquisito, venisse promosso alla nunziatura apostolica degli Stati Uniti, successivamente elevato al rango di Prefetto del dicastero Vaticano dell’Educazione Cattolica nel mondo, e infine addirittura indicato come probabile successore di Giovanni Paolo II al soglio pontificio. Proprio come Verbitsky era passato da un varco, aperto dalle dichiarazioni dei cappellani militari, per arrivare fino alle alte gerarchie della chiesa, Rodolfo Walsh, che fu suo maestro – non appena venuto in possesso delle prime testimonianze del massacro di un gruppo di innocenti sospettati di attività sovversive – intuì che le responsabilità non erano imputabili a una caserma periferica, ma che in Argentina non c’era più scampo alla sopraffazione militare e poliziesca. Indagò, e da un episodio apparentemente marginale, andò al cuore ideologico della dittatura, dando inizio, un anno prima di Truman Capote, al cosiddetto new journalism, un nuovo genere letterario fondato su cronaca e fiction. In Argentina trascorsero vent’anni di alterne vicende politiche, di chiusure dispotiche e di speranze democratiche, fino al precipizio del 1976. Un anno esatto dopo che i militari avevano preso il potere, il 24 marzo del 1977, Walsh scrisse una lettera aperta al regime, «con la certezza di essere perseguitato», per chieder conto degli scomparsi: studenti, operai, sindacalisti, giornalisti, oppositori, tra cui la sua stessa figlia. Il giorno dopo venne sequestrato e ucciso. Il suo corpo non fu mai ritrovato.


Rodolfo Walsh, Operazione Massacro, introduzione di Alessandro Leo-grande, La nuova frontiera, pagg. 256, 12,00;

Horacio Verbitsky, Doppio gioco. L’Argentina cattolica e militare, Fandando, pagg. 723, • 22,00.

Daniela Padoan è autrice di Le Pazze. Un incontro con le madri di Plaza de Majo, Bompiani, pagg. 432, • 9,50

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